Messaggi in bottiglia
Trasformare in musica i pensieri, i sentimenti, le emozioni è meraviglioso. Ma chi non ha questo grande dono? Trasforma in parole ciò che prova. E se anche le parole vengono meno? Non è possibile, ognuno di noi ha un linguaggio interiore: sia esso musica, parole, gesti, sguardi. L’anima e il cuore non sanno tacere.

Sono uno spirito libero, ma non in senso libertino. Voglio dire che amo la mia libertà e che qualsiasi uomo, anche il principe dei miei sogni, anche colui che amerei alla follia, nulla potrebbe fare per impedirmi di continuare a vivere libera. Proprio come nacqui, sotto la stella del Leone.

A volte brilla più la stella di una galassia lontana e sconosciuta che il sole che la terra incontra ogni giorno.
A te che visiti il mio blog, faccio leggere quello che scrissi in due minuti a un amico:
'Leggila quando ti senti di non poter arrivare alla meta ed il tuo passo si fa incerto':
La brezza della tua voce fa sussultare l'aria che ti circonda e la purezza del tuo cuore la riscalda. La tua anima danza nell'aere e cerca di afferrare i pensieri di un giorno che volge ormai al tramonto. Domani un nuovo sole sorgerà, nuovi affanni nasceranno sulla scia dei vecchi, ma una nuova luce di speranza, profumo di sogno notturno, avvolgerà tutto il tuo essere e lì sarai a chiederti con un sorriso, se una notte di tormenti sia stata sufficiente per ottenere la felicità del nuovo giorno che si delinea all'orizzonte.

Domani non sarà troppo tardi, soprattutto se vivi l'oggi nel segno dell'amore di chi ti sta accanto e ha bisogno di te. Un giorno ti volterai indietro a guardare la lunga strada che hai percorso e ti accorgerai che niente e' cambiato e niente e' come prima....




Credo nelle vite passate e, a volte, mi chiedo se siano mai esistite alcune persone... se qualcuno di voi ha notizie di un Arinci e una Solari vissuti in Toscana nel xx secolo, mi contatti. Grazie. 



Vi prego di non copiare i miei testi senza autorizzazione. Grazie!



Siamo parenti?
Ti chiami Pozzoni? Scrivimi e dimmi di dove sono originari i tuoi ascendenti. Chissà...



  bontà e benessere


              Salute, bellezza, alimentazione e... un po' di fortuna!



Pensieri e riflessioni da blog e forum

Dal mio blog, dal mio cuore e dalla mia anima...



Congedo notturno
La notte e' ancora lunga ma Erato si congeda da chi e' sveglio. Morfeo l'aspetta e lei di certo non si lascia attendere... la sua dolcezza lo incanta, la sua sensibilità lo intenerisce, il suo canto lo affascina, la sua bellezza lo ammalia e le sue parole lo confondono. Disperatamente la cerca quando la notte scende e avvolge col suo nero manto ogni cosa. 
Da voi mi congedo spargendo petali di rose sul mio sentiero e a voi che avete letto queste mie parole dico grazie.
Erato si volta e ondeggiando tra veli mossi dalla brezza notturna se ne va... torna nel suo regno di sogno e d'incanto, va da Morfeo fino al nuovo giorno, fino a quando un nuovo sole su un carro dorato sorriderà al mondo.


La zattera
Il mare è calmo oggi. Burrasca ci fu invece stanotte. Presi i tronchi tagliati all'alba, dopo una notte insonne, e li legai l'uno all'altro strizzando la corda per far fuoriuscire tutta l'acqua di cui si erano impregnate. Le nuvole erano tristi stanotte,  piansero molto, proprio come me, mentre guardavo la luna che splendeva in quel cielo frastagliato di nubi. Preparata la zattera, mi diressi verso la riva. Il mio viso era solcato dal sudore che veniva rinfrescato dalle gocce di spuma frangenti contro gli scogli. Le gote segnate dalla sofferenza e le membra stanche come un naufrago che è ormai alla deriva da ore. Adagio la piccola e fragile imbarcazione sull'acqua e mi allontano, come essa si allontana fino alla linea dell'orizzonte. La seguo con lo sguardo e con la mano tremante riparo gli occhi mentre vedo quella zattera allontanarsi. Su di essa la mia vita si perde nell'azzurro mare dietro la linea dell'orizzonte. Così se ne va la mia vita... ed io come un Ulisse mi getto sfinito sulla spiaggia. Dall'alto della scogliera guardo quel corpo che non mi appartiene. Ho liberato l'Io maschile che c'è in me ed ora, libera da quel corpo pesante come una zavorra, rimasta solo donna, osservo la mia vita che se ne va su quella zattera. Ora sono io, sola, donna fragile, io e la mia vita che se ne va e con essa una parte di me...   (Era)


Lettera ad Amendolara

Nostalgia di Amendolara

Amendolara, meta di turisti ed emigranti, terra di chi ci è nato e di chi la sogna. Presente nei cuori di chi parte per una destinazione lontana con una valigia fatta di ricordi, ricordi di notti insonni per l’afa, per la musica dei lidi, per il primo amore, per la mancanza di un lavoro, per il sogno di un futuro migliore.

Amendolara, col suo mare, col suo sole, la sua spiaggia, la sua gente, la sua cultura, le sue tradizioni, i suoi profumi, i suoi colori.

Amendolara, ridente cittadina sullo Ionio che combatte contro la disoccupazione, blocchi di cemento vuoti e disabitati, paese vecchio destinato a diventare fantasma quando anche la prima generazione lascerà la vita terrena.
Amendolara, paese di speranza, di sogni, ascolta i tuoi figli lontani e non deluderli quando tornano da te anche solo per un giorno. Immutata sei nei loro cuori, nei loro occhi. Per un momento quegli occhi vogliono solo vedere quello che hanno serbato in quel passato lontano in cui se ne sono andati via, con un destino che più non gli apparteneva. In valigia solo un diario invisibile dove bianco su nero avevano raccolto ogni istante trascorso in piazza, in famiglia, al mare, nelle feste paesane.
Aprono quella valigia in terra di nessuno, dove arido cemento e freddo ferro con vetri opachi li accoglie. Un sole pallido augura loro buongiorno in una giornata di lavoro; non il mare dalle loro finestre ma distese di asfalto, automobili in corsa, tram, serpenti di metallo che percorrono la città. Non aria pura, odore di mare e di salsedine ma smog, fuliggine, nebbia e foschia che offusca le loro menti ma non i loro cuori. Nel buio della sera, raccolti in un letto con le stanche membra, pensieri desolati e carichi di ricordi, di profumi, di colori, di gente, di mare, di sole: Amendolara.       
 
 
 

Amendolara nel cuore

Sono nata a chilometri di distanza da qui, ho radici lontane nel tempo e geograficamente da questo territorio. Eppure lo sento mio.
Sono stata accolta con disponibilità e amicizia da tutti, ho coltivato affetti cresciuti nel tempo, sono cresciuta io stessa all’ombra di questo sole.
Ho respirato l’aria di Amendolara sin da piccola, quando venivo in villeggiatura con la mia famiglia. Abbiamo deciso di compiere un passo difficile, incerto con coraggio ma, soprattutto, mossi dai caldi ricordi della gente che allietavano i freddi inverni di periferia.
Rido quando leggo che si parla di terroni… e che vuol dire? Io non ho mai usato questa parola, neppure quando stavo fuori. E non mi offendo quando qualcuno scherzando ancora mi definisce ‘polentona’. Già, una ‘polentona meridionale’, preciso io con un sorriso sulle labbra.
Una settentrionale che, in quarta elementare, non riusciva a recitare in dialetto milanese la parte assegnatale dalla maestra, ma che già riusciva a cantare ‘La Calabrisella’ e a ballare la tarantella.
Partita per l’università mi sono portata una cartolina del mare e ho trascorso sere intere a scrivere su un diario poesie dedicate a quest’immensa distesa d’acqua e frammenti di nostalgia. Nostalgia di Amendolara, che sento mia.
A Perugia vivevo bene, avevo il mio lavoro, i miei amici ma la mia famiglia no e così pure gli affetti più cari. Erano qui o sparsi per lo Stivale, mossi dallo stesso destino: studiare e lavorare fuori.
La domenica pomeriggio era il momento peggiore, quello in cui più spesso si sentiva la mancanza del ridente paesino. Quando potevo scendevo qui e uscivo con gli amici. Là parlavo sempre di Amendolara, invitavo qualche compagno di studi d’estate per fargliela conoscere. Ne ero fiera.
Poi un giorno lontano, quattro anni fa, qualcosa è cambiato: ho chiuso la porta di Perugia per sempre e mi sono ritrovata qui. Confesso che ho sofferto e soffro ancora per quella ‘partenza forzata, come accadde qui quando andai all’università. Ma presto ho cominciato a capire che i ricordi sono più vivi quando sei lontano e allora ho unito il mio sentire umbro a quello calabrese e ripreso in mano la mia ‘vita meridionale’. Ora sono qui e ho intenzione di far conoscere Amendolara nel mondo e lo sto facendo con gli amici di penna all’estero e con altre piccole iniziative.
Non esco spesso, non riesco a immergermi completamente nella vita amendolarese delle feste patronali e delle varie manifestazioni; ma non per questo sono assente o vivo la cosa con distacco. Anzi, chi mi conosce sa quali sono i miei ‘limiti’. Ma di questi limiti mi faccio forte al punto che il mio motto ora è: ‘dove non arrivo con le mie gambe, arriverò con la mia testa’.
Consentitemi di firmarmi: ‘una figlia di Amendolara’.




Gli occhi sono lo specchio dell’anima. Quante volte l’abbiamo sentito dire? Quante volte per la strada ci siamo voltati a guardare quelli di una persona sconosciuta che ci ha comunque colpito per un momento e ha riempito un attimo della nostra giornata…? Il volto anonimo di una persona di cui non si sa assolutamente nulla ma della quale si conosce lo sguardo, uno sguardo penetrante. Due fari luminosi nella notte di un cuore innamorato. Due stelle nel firmamento dell’amore. Una luce splendente sul viso della persona amata. Due occhi, un libro aperto. Verdi, azzurri, marroni non importa. Non è il colore che li rende belli ma il sentimento di chi li guarda. In un solo istante sono capaci di folgorare con lo sguardo la persona che hanno di fronte fino a farla innamorare. Innamorato sì, innamorato dei tuoi occhi… I miei occhi solo per i tuoi occhi, il mio sguardo solo per te...      




Messaggio in bottiglia
Metto questo messaggio in una bottiglia e la getto nel mare virtuale, dove forse questa notte un navigatore la troverà, impigliata nella rete.
Non ho forti e intense emozioni questa notte e i pensieri non sono soavi ma grevi, come il fardello che porto con me ormai da tempo.
Il mio amore e' di nuovo lontano ed io sono tornata alla vita di sempre. Giorni brevi e intensi fatti di gioia, tristezza, riflessione, illusioni, sogni e realtà. La stessa realtà che a volte ci unisce per poi separarci nuovamente. Una realtà difficile da accettare per due innamorati a cui il destino pare voler negare un futuro insieme. Sopporteremo anche questo, per l'amore che ci lega chiedendoci quale sia il senso di tutto ciò e se sia giusto lasciarsi prendere dai sentimenti e farsi trascinare in balia degli eventi.
Solo un deus ex machina potrà salvarci, sperando che qualche commediagrafo si sia ricordato d'inserirlo tra le pagine di questa storia, nel libro delle nostre vite.
Chissà quale Fato ride ora di ciò che scrivo in questa notte buia...
   



Monologo
Per te che non so chi sei questa notte scrivo qui. A caccia dei pensieri miei, sola in questa stanza buia che... che sa di un giorno passato, senza emozioni ma solo ripensamenti. Qui, sola come da tempo ormai, da quando ho scelto di lasciarmi alle spalle il passato ma poi torna nei sogni della notte, torna ...torna a tormentarmi con la nostalgia di quei giorni...Perugia città mia, chissà che un giorno non ci torni...Aspetto in silenzio che qualcosa accada, ma nulla. Resta solo quello che fu di quei momenti spensierati in compagnia di amici tra i banchi, tra mura che traspiravano di storia e strade e vicoli percorsi su e giù nella memoria. Non sono io quella, quando mi guardo alle spalle e ricordo ogni istante ... non sono io quella, il tempo mi ha mutato e le circostanze ... vorrei tornare a essere padrona di me stessa, della vita di ieri nella dimensione quotidiana in cui mi trovo a soffocare ora. Non sono più io, ma in fondo io, chi ero? So chi sono, ma non so chi sarò domani...
E tu Amina provi a rispondermi, ma non ti sento. Non capisco più cosa dici da tempo. Parli di prove, di difficoltà, di tramonti...  ma che intendi? Non è forse abbastanza ciò che vedi? Questo è il risultato del destino. Lapidario e scontroso, eppure tu parli del cammino... cammino che dovrei percorrere, cammino che mi attende all’uscita da quel tunnel. Ma come potrò mai percorrerlo con queste gambe stanche, queste membra affaticate e tediate dagli eventi. La nostalgia mi assale nuovamente, quando penso alle strade percorse in lungo e in largo, ignara di un destino che mi ha condotto in un vicolo cieco. Cado e mi rialzo, mi volto e sono sola. Mi guardo intorno, qualcuno mi avrà pur visto cadere, già... qualcuno forse, chissà... e invece nessuno su questa strada, allora capisco che devo appoggiarmi al muro per un istante, giusto il tempo di respirare e poi riprendere a trascinare le mie gambe stanche verso quella luce... se riesco prima che cali la notte, forse uscirò da quel tunnel, ma sento già il canto della civetta risuonare tra gli alberi che mi circondano. Guardo in alto e vedo una stella ma non ha la coda... non è quella che devo seguire. Mi lascio guidare dall’intuito e m’ incammino verso il tunnel della vita.
   



Smarrimento
“La mia luce illuminerà
il tuo lungo cammino
verso la verità”.
(Amina)
 
12 gennaio 2003
E così cominciò quest’avventura, questo viaggio all’interno dell’anima, in una notte di ottobre del 2000. Fu così che mi ritrovai catapultata in un’altra dimensione, una dimensione pressoché ultraterrena, anche se non si può definire proprio in questa maniera. Quale altro individuo, entità o chissà cosa può avermi guidato in un mondo diverso dal nostro? Non so. L’unica cosa che sento, l’unica realtà che percepisco è un qualcosa di nuovo che non posso descrivere semplicemente in poche parole. È un gioco di sinestesie che mi accompagna, che guida la mia anima, le mie emozioni e tutto ciò che mi appartiene.