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Vi prego di non copiare i miei racconti senza autorizzazione. Grazie! |
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bontà e benessere
Salute, bellezza, alimentazione e... un po' di fortuna!
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Frammenti Ciao Pioggia che cade! Sono tornata, peccato che tu non possa vedermi. Sono seduta sulla solita pietra, il tuo trono levigato color roccia. Qui nulla è cambiato, eppure è passato più di un anno. Cercavo la tua gente ma non ho incontrato nessun viso conosciuto. Strano, forse è questa la novità. Nulla si è mutato nel tempo.... Ritrovo qui il silenzio di sempre, che spinge alla meditazione, alla ricerca di un equilibrio interiore... Caro amico, compagno di momenti tristi, perché era proprio in quegli istanti che la mia mente ti veniva a cercare, mi manchi. Ma la tua mancanza non mi ha lasciato un vuoto, solo ricordi. Anche questo è strano, no? Gli incendi hanno devastato le terre vicine ma la tua riserva è rimasta intatta. Sento ancora il profumo degli alberi, anche se forse a quei tempi, presi come eravamo dai nostri discorsi, non ci facevo caso. Che bel posto! È un vero peccato che tu non possa più vederlo, ma avverto la tua presenza comunque. So che il tuo spirito è qui, tra questi luoghi, tra queste rocce infuocate, tra queste acque limpide e fresche, dove spesso immergevamo le mani per rinfrescare i nostri volti e ricominciare così a viaggiare nel tempo. Oggi sono sola, qui, seduta su questa roccia e ti cerco. Ti vedo in ogni foglia, su ogni pietra, ma ti sento soprattutto. Ti avverto. Sento che sei qui accanto a me e ciò mi fa piacere. Ho così tante cose da dirti ma so che non hai perso un solo episodio della mia vita durante la tua assenza. Te ne sei andato in silenzio così come sei arrivato. Non mi hai detto una parola e da un giorno all’altro sei svanito nel nulla... ma io sono tornata a cercarti e non solo tra le pagine di un diario...ma sono qui, stasera o meglio oggi. Ti sto parlando proprio come un tempo...ricordi le nostre chiacchierate silenziose? Io sì...come dimenticare tanta saggezza...spesso mi chiedevo se meritavo quelle parole...le piume di cui mi facevi dono e che bruciavi ogni volta per me. Sai cosa manca in questo posto? Il mare.... Comunque, ci sono i tuoi torrenti, le tue cascate.Ah, aspetta...ecco che sento qualcuno arrivare...non sono più sola. Mi giro e vedo lei, Pelle di luna. Ciao, ben arrivata le dico. Si siede accanto a me e guarda verso la montagna. Lei sa perché sono lì. Le chiedo del fratellino, immaginando nel frattempo come sarà cresciuto. A quell’età...da fragili rami diventano subito arbusti. Lei è felice di vedermi, parliamo un po’ della montagna, dello spirito che vi dimora in cima e delle aquile. Già...le aquile. Quanto mi parlasti del loro volo...quante cose mi hai insegnato con pazienza e amore, come un padre fa col proprio figlio. Eh già, come un padre fa col proprio figlio... Quando tu eri piccolo impugnavi l’arco con le tue braccine e correvi da lui, da tuo padre, Viso solcato. Soltanto ora so come si chiama, l’ho scoperto per caso come ho scoperto che Pelle di luna è prossima alle nozze...Sono contenta per lei, spero sia felice. Con gli occhi lucidi mi confessa che ti avrebbe voluto lì accanto a sé quel giorno. Già ma tu sei lontano e non tornerai in tempo. A proposito, ti aspetto...quando hai intenzione di arrivare? Prima del prossimo raccolto? No, non credo. Conoscendoti arriverai sicuramente in silenzio, quando la natura dorme avvolta nel manto di neve o nella coperta autunnale che la stagione le darà in dono. 2) Pioggia che cade, amico mio così ti chiamo ma forse è un termine inproprio...comunque sia...si è fatto tardi, devo tornare nella mia terra e mi dispiace. Non vorrei abbandonare mai questo posto. Dai, ritardo un po’...ho voglia di sentirti ancora. Pelle di luna mi invita al campo ma io non posso andare, peccato...quanto mi farebbe piacere invece rivedere la tua gente, il tuo bestiame, il tuo fuoco sacro, il tuo tempio. Ma ora è giunto il tempo mio, è ora di tornare da me.... Amina mi prende per mano e mi trascina lontano. Eccomi qui...la credenza, il tavolo, il computer acceso su cui scrivo, la televisione spenta, il cellulare con un nuovo messaggio. È buio, le stelle illuminano il mio cielo...ma quanto tempo è passato.... |
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Racconto Il bibliotecario Era il mese di ottobre. Una sera stavo rientrando a casa, quando vidi un pipistrello che volava basso, davanti a me. Siccome ho sempre avuto il terrore di queste bestiole notturne, scappai in un vicolo e lo persi di vista. Entrai nel primo portone che trovai aperto, proprio di fronte. Era una biblioteca che non avevo mai notato, anzi non sapevo neppure che ci fosse in quella zona. Mi meravigliai anche del fatto che fosse ancora aperta così tardi la sera. Non c’era nessuno, le luci erano basse e deboli, forse stavano chiudendo. A un certo punto mi accorsi della presenza del bibliotecario dietro al bancone: un uomo alto, magro, con i capelli grigi, gli occhiali e un vestito scuro. Mi avvicinai e gli dissi: «Mi scusi, forse sta chiudendo. C’era un pipistrello fuori e per paura mi sono rifugiata qui, il primo posto che ho trovato. Non sapevo neppure che ci fosse questa biblioteca». Dall’altra parte, le mie parole suscitarono soltanto uno sguardo silenzioso. «Comunque, non voglio disturbare, vado via subito», aggiunsi. Senza parlare l’uomo mi fece cenno di accomodarmi. Mi guardai intorno e mi misi a sfogliare qualche libro. Erano più che altro classici della letteratura, qualche volume di storia, un paio di romanzi lasciati fuori posto sul tavolo da qualcuno. Il bibliotecario si avviò verso uno stanzino che, in un primo momento, credevo fosse il bagno, poi mi accorsi che si trattava di un ufficio. Stavo bene lì, mi sentivo al sicuro e, inoltre, potevo sfogliare tutti i libri che volevo, senza dover riempire fogli e fogli con dati personali per il prestito o la consultazione. Quell’uomo non mi aveva chiesto nulla, forse perché ero fuori orario ma non mi fece neppure intendere che la mia presenza lo disturbasse. Passò circa mezzora ma il bibliotecario non accennava a uscire da lì. Senza preoccuparmi più di tanto, continuai a sfogliare quei libri. Ne trovai addirittura uno sui vampiri ma forse non era il momento di leggerlo, visto che ero fuggita da un pipistrello e che stava calando la notte sulla città. Guardai l’orologio e mi accorsi che mancavano pochi minuti a mezzanotte. Possibile? A quell’ora mi avrebbero mandato via e poi, quando ero entrata in biblioteca erano al massimo le ventuno e trenta. È vero che il tempo vola ma era passato troppo in fretta. E poi, possibile che quell’uomo fosse rimasto lì dentro così a lungo?
Tardi o non tardi, dovevo rientrare a casa. Pensai prima di passare dal bibliotecario per vedere se era tutto apposto e per ringraziarlo dell’ospitalità. Bussai alla porta socchiusa, ma non ricevetti risposta, allora chiedendo permesso entrai ma non vidi nessuno. C’era una scrivania, un piccolo mobile e una finestrella. Mi avvicinai alla scrivania e lì dietro trovai a terra abbandonati gli abiti del bibliotecario. Sentii l‘aria fresca provenire dalla finestra, guardai verso quell’apertura e vidi un pipistrello che volava fuori. Sconvolta, scappai verso la sala di lettura e raggiunsi l’ingresso col cuore in gola. Uscii in strada e mi girai un’ultima volta a guardare quel portone. Era chiuso. (Racconto scritto da me e segnalato a un concorso alcuni anni fa)
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